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L'Intelligenza Artificiale cambierà la sicurezza sul lavoro. Ma non sostituirà il professionista

  • 16 ago
  • Tempo di lettura: 9 min

Aggiornamento: 23 ago

Dall'analisi dei dati alla formazione, dalla gestione delle scadenze alla prevenzione dei rischi: l'AI sta entrando anche nel mondo della sicurezza. La vera sfida, però, non sarà scegliere tra uomo e tecnologia. Sarà imparare a farli lavorare insieme.


di Giancarlo D'Andrea – Sociologo, Direttore di 626 School



Per oltre trent'anni ho osservato l'evoluzione della sicurezza nelle imprese da una posizione privilegiata: quella di chi lavora quotidianamente accanto agli imprenditori, ai lavoratori e ai professionisti della prevenzione.

Ho visto cambiare norme, procedure e modelli organizzativi.

Ho visto il computer sostituire progressivamente archivi cartacei che occupavano intere pareti.

Ho visto la formazione entrare nelle piattaforme digitali, la documentazione diventare elettronica, le riunioni trasferirsi in videoconferenza e software sempre più sofisticati entrare nella gestione quotidiana delle aziende.

Oggi siamo davanti a un cambiamento probabilmente ancora più profondo.

L'Intelligenza Artificiale sta entrando nel mondo del lavoro. E inevitabilmente entrerà anche nel mondo della sicurezza.

La domanda, quindi, non è più se accadrà.

La domanda è: come vogliamo utilizzarla?

E soprattutto: quale sarà il ruolo dell'uomo quando algoritmi sempre più potenti saranno in grado di analizzare informazioni, individuare anomalie, elaborare documenti e suggerire decisioni?

La mia risposta è abbastanza netta.

L'Intelligenza Artificiale non renderà inutile il professionista della sicurezza. Ma renderà progressivamente insufficiente il professionista che sceglierà di ignorarla.

La sicurezza produce una quantità enorme di informazioni

Partiamo da un dato spesso sottovalutato.

Ogni sistema di prevenzione genera continuamente informazioni.

Valutazioni dei rischi.

Scadenze formative.

Attestati.

Mansioni.

Procedure.

Infortuni.

Near miss.

Sopralluoghi.

Verbali.

Prescrizioni.

Manutenzioni.

Dispositivi di protezione.

Sorveglianza sanitaria.

Attrezzature.

Non conformità.

Azioni correttive.

In un'impresa alimentare possiamo aggiungere temperature, procedure HACCP, tracciabilità, allergeni, controlli, registrazioni e verifiche.

Per anni abbiamo raccolto gran parte di queste informazioni principalmente per documentare che qualcosa era stato fatto.

L'Intelligenza Artificiale potrebbe consentirci progressivamente di fare un salto:

utilizzare quelle informazioni per capire cosa potrebbe accadere.

È qui, a mio avviso, che si trova una delle prospettive più interessanti.

Dalla sicurezza reattiva alla sicurezza predittiva

Una parte importante del nostro sistema di prevenzione continua inevitabilmente a essere reattiva.

Accade un infortunio e lo analizziamo.

Scade un corso e lo aggiorniamo.

Si verifica una non conformità e interveniamo.

Arriva un'ispezione e controlliamo la documentazione.

Ma la prevenzione, per definizione, dovrebbe cercare di arrivare prima.

Immaginiamo un sistema capace di analizzare nel tempo segnalazioni, quasi incidenti, manutenzioni, turnazioni, comportamenti ricorrenti e condizioni operative.

Non per decidere autonomamente.

Ma per segnalare al professionista:

“Qui sta emergendo un'anomalia.”

Oppure:

“Questa combinazione di eventi merita attenzione.”

La differenza è enorme.

Significa passare progressivamente dalla domanda:

“Perché è successo?”

alla domanda:

“Ci sono segnali che ci permettono di intervenire prima che succeda?”

È il principio della sicurezza predittiva.

Non fantascienza, ma evoluzione naturale dell'analisi dei dati.

L'AI potrebbe restituire al professionista la risorsa più preziosa: il tempo

C'è però un'applicazione molto meno spettacolare dell'Intelligenza Artificiale che considero altrettanto importante.

Liberare il professionista da una parte delle attività ripetitive.

Chi lavora nella consulenza conosce bene il problema.

Una quantità significativa di tempo viene assorbita da:

ricerca di documenti;

controllo di scadenze;

riorganizzazione di informazioni;

confronto di versioni;

predisposizione di comunicazioni;

classificazione di dati;

aggiornamento di registri;

verifica di elementi ricorrenti.

Sono attività necessarie.

Ma non tutte richiedono necessariamente la parte più qualificata della nostra competenza.

Se l'AI riuscirà a ridurre il tempo dedicato a queste operazioni, il professionista potrà investirne di più dove produce realmente valore:

osservare l'impresa;

parlare con il Datore di Lavoro;

confrontarsi con i lavoratori;

analizzare situazioni complesse;

individuare priorità;

prendere decisioni professionali.

Da questo punto di vista, l'Intelligenza Artificiale non rappresenta necessariamente una minaccia alla consulenza umana.

Può diventare uno strumento per renderla nuovamente più umana.

Un RSPP aumentato, non sostituito

Immaginiamo il lavoro dell'RSPP tra qualche anno.

Prima di entrare in azienda potrebbe disporre di un sistema capace di sintetizzare automaticamente ciò che è accaduto dall'ultimo sopralluogo.

Nuovi lavoratori.

Cambi di mansione.

Scadenze.

Segnalazioni.

Interventi effettuati.

Attrezzature introdotte.

Azioni correttive ancora aperte.

Anomalie ricorrenti.

Il professionista arriverebbe quindi al sopralluogo non con meno informazioni, ma con più capacità di interpretarle.

Durante la visita, però, rimarrebbe necessario qualcosa che nessun database può garantire da solo:

osservare.

Fare domande.

Comprendere il contesto.

Notare una differenza tra ciò che è scritto e ciò che realmente accade.

Parlare con le persone.

Valutare situazioni impreviste.

Assumersi la responsabilità di un giudizio professionale.

Per questo preferisco parlare di professionista aumentato dall'Intelligenza Artificiale.

Non sostituito.

Anche il DVR potrebbe cambiare profondamente

Uno degli effetti più interessanti potrebbe riguardare il Documento di Valutazione dei Rischi.

Per decenni abbiamo inevitabilmente costruito il DVR come documento.

Ma un'impresa non è un documento.

È un organismo che cambia continuamente.

Entrano lavoratori.

Cambiano mansioni.

Vengono acquistate attrezzature.

Cambiano locali e procedure.

Nascono nuovi rischi.

Un sistema intelligente potrebbe aiutare a intercettare alcuni di questi cambiamenti e segnalare quando le informazioni sulle quali è stata costruita la valutazione non coincidono più con la situazione aziendale.

Questo non significa immaginare un'AI che “fa il DVR”.

La valutazione dei rischi è un processo ben più complesso della generazione automatica di un testo.

Significa invece immaginare un DVR progressivamente più collegato alla vita reale dell'impresa.

Ed è una differenza sostanziale.

L'AI può scrivere. Ma scrivere non significa valutare

Questo è uno dei punti sui quali ritengo necessario essere particolarmente chiari.

Oggi un sistema di Intelligenza Artificiale può produrre in pochi secondi testi formalmente molto convincenti.

Può descrivere rischi.

Può proporre procedure.

Può creare check-list.

Può riassumere norme.

Può generare bozze.

È una capacità straordinaria.

Ma rappresenta contemporaneamente un rischio.

Perché un documento ben scritto può creare un'illusione di competenza.

Un testo può essere linguisticamente perfetto e professionalmente sbagliato.

Può non conoscere un'attrezzatura realmente presente.

Può interpretare male una mansione.

Può utilizzare informazioni non aggiornate.

Può proporre una misura apparentemente ragionevole ma inadeguata al contesto.

Può persino inventare riferimenti o elementi mancanti se viene utilizzato senza controllo.

La capacità di generare un documento non coincide quindi con la capacità di assumersi la responsabilità di una valutazione.

È una distinzione che dovremo ricordare.

Il rischio dell'automazione della mediocrità

Esiste poi un pericolo del quale si parla ancora poco.

L'Intelligenza Artificiale rende estremamente facile produrre grandi quantità di contenuti e documenti.

Ma se partiamo da procedure mediocri, dati incompleti o modelli sbagliati, possiamo ottenere un risultato paradossale:

automatizzare gli errori.

E farlo molto più velocemente di prima.

Un errore umano può rimanere confinato in un documento.

Un errore inserito dentro un sistema automatizzato può essere replicato centinaia di volte.

La tecnologia, quindi, non elimina la necessità di competenza.

La rende ancora più importante.

Perché più potente è lo strumento, maggiore deve essere la capacità di controllarlo.

Formazione personalizzata: una delle opportunità più interessanti

Un altro campo nel quale vedo enormi possibilità è la formazione.

Per troppo tempo abbiamo immaginato la formazione obbligatoria come un processo sostanzialmente uguale per tutti.

Stesse slide.

Stessa sequenza.

Stessi esempi.

Ma un lavoratore esperto e un neoassunto non hanno necessariamente gli stessi bisogni.

Un ristorante non presenta gli stessi problemi di un'impresa edile.

Un preposto non guarda la sicurezza con gli stessi occhi di un lavoratore.

L'AI può aiutarci progressivamente a costruire percorsi più personalizzati.

Analizzare gli errori più frequenti.

Proporre simulazioni.

Adattare esempi.

Verificare quali argomenti risultano meno compresi.

Creare esercitazioni basate sul settore e sulle mansioni.

Anche qui, però, non credo che la tecnologia eliminerà il formatore.

Potrebbe fare qualcosa di più interessante:

permettergli di conoscere meglio chi deve formare.

Il problema dei dati e della privacy

Naturalmente tutto questo apre questioni molto serie.

Per funzionare bene, molti sistemi di Intelligenza Artificiale hanno bisogno di dati.

Ma i dati aziendali possono essere riservati.

Possono contenere informazioni sui lavoratori.

Possono riguardare salute, organizzazione, processi produttivi, incidenti o comportamenti.

Non possiamo quindi affrontare l'adozione dell'AI con superficialità.

Dovremo sapere:

quali informazioni vengono utilizzate;

dove vengono elaborate;

chi può accedervi;

per quanto tempo vengono conservate;

per quali finalità;

con quali garanzie.

La corsa all'innovazione non può trasformarsi in una rinuncia alla protezione delle informazioni.

Innovazione e responsabilità devono crescere insieme.

Chi risponde quando l'algoritmo sbaglia?

Questa è probabilmente una delle domande decisive.

Se un sistema suggerisce una misura sbagliata, chi ne risponde?

Il produttore del software?

Il consulente che l'ha utilizzato?

Il Datore di Lavoro?

Il professionista che ha accettato il suggerimento?

Sono questioni che normativa, giurisprudenza e prassi dovranno progressivamente chiarire.

Ma una cosa possiamo già affermarla.

Scrivere:

“Me lo ha suggerito l'Intelligenza Artificiale”

non potrà diventare una nuova forma di deresponsabilizzazione.

Il professionista deve mantenere la capacità critica.

La tecnologia deve supportare il giudizio.

Non sostituirlo automaticamente.

L'AI non conosce l'impresa finché qualcuno non gliela racconta

C'è un altro limite che considero fondamentale.

Ogni impresa possiede una parte di conoscenza che non si trova nei documenti.

È la conoscenza informale.

“Quella macchina ogni tanto si blocca.”

“Quando siamo pieni lavoriamo diversamente.”

“Quel passaggio viene utilizzato anche come deposito.”

“Il nuovo ragazzo non ha ancora esperienza.”

“Questa procedura sulla carta funziona, ma nella pratica facciamo così.”

Sono informazioni che emergono visitando l'impresa.

Parlando.

Osservando.

Ascoltando.

È qui che l'esperienza professionale mantiene un valore enorme.

Perché il bravo consulente non legge soltanto ciò che l'impresa dichiara.

Impara a leggere l'impresa.

Il futuro non sarà uomo contro macchina

Per questo considero sbagliato impostare il dibattito sull'Intelligenza Artificiale come una competizione.

Uomo contro algoritmo.

Professionista contro software.

Consulente contro piattaforma.

È una rappresentazione semplicistica.

La vera competizione, probabilmente, sarà un'altra.

Professionisti che sapranno utilizzare intelligentemente l'AI contro professionisti che continueranno a lavorare come se non esistesse.

La tecnologia aumenterà la capacità di analisi.

Ridurrà tempi.

Automatizzerà attività.

Renderà accessibili quantità enormi di informazioni.

Ma esperienza, responsabilità, relazione e capacità di interpretare il contesto continueranno a essere determinanti.

La combinazione delle due cose può produrre un modello di prevenzione molto più potente di quello attuale.

Dalla sicurezza documentale alla sicurezza intelligente

In un precedente intervento ho sostenuto la necessità di passare dalla gestione frammentata degli adempimenti a una sicurezza integrata, nella quale DVR, RSPP, formazione, medicina del lavoro, HACCP e organizzazione riescano maggiormente a dialogare tra loro.

L'Intelligenza Artificiale può diventare uno degli strumenti che rendono possibile questa evoluzione.

Perché può collegare informazioni che oggi vivono in archivi differenti.

Può individuare relazioni.

Può segnalare anomalie.

Può facilitare il coordinamento.

Ma la tecnologia da sola non crea integrazione.

Serve un modello organizzativo.

Serve sapere quali informazioni collegare, perché collegarle e soprattutto cosa fare quando emerge un problema.

È questo il punto nel quale tecnologia e organizzazione devono incontrarsi.

Una nuova generazione di professionisti della prevenzione

Credo quindi che nei prossimi anni cambierà anche il profilo professionale di chi opera nella sicurezza.

Non basterà conoscere le norme.

Non basterà sapere utilizzare un software.

E non basterà neppure avere esperienza se quell'esperienza non sarà capace di confrontarsi con strumenti nuovi.

Il professionista del futuro dovrà combinare almeno quattro dimensioni:

competenza tecnica;

esperienza sul campo;

capacità relazionale;

competenza digitale.

E aggiungerei una quinta:

capacità critica.

Perché in un mondo nel quale una macchina può produrre una risposta in pochi secondi, il vero valore professionale sarà sempre più spesso capire se quella risposta è corretta, pertinente e applicabile.

La Sardegna può diventare un laboratorio

C'è infine una riflessione che riguarda direttamente il nostro territorio.

La Sardegna è composta soprattutto da piccole e medie imprese.

Molte non dispongono internamente di strutture dedicate alla sicurezza.

Per queste aziende la tecnologia potrebbe rappresentare una straordinaria opportunità.

Potrebbe rendere accessibili strumenti che fino a pochi anni fa sarebbero stati economicamente sostenibili soltanto per organizzazioni molto più grandi.

Ma proprio nelle PMI sarà fondamentale evitare un errore:

confondere l'accessibilità della tecnologia con l'autosufficienza professionale.

Un piccolo imprenditore non ha bisogno di essere lasciato solo davanti a un software più sofisticato.

Ha bisogno che quello strumento renda più semplice e più efficace il rapporto con chi lo assiste.

È questa la direzione nella quale credo dovremmo lavorare anche in Sardegna.

La tecnologia più potente rimane una tecnologia nelle mani dell'uomo

Ogni grande innovazione genera entusiasmo e timore.

L'Intelligenza Artificiale non fa eccezione.

Io preferisco guardarla con curiosità, ma senza rinunciare al senso critico maturato lavorando per oltre trent'anni con le imprese.

Utilizziamola.

Sperimentiamola.

Studiamola.

Impariamo a comprenderne potenzialità e limiti.

Ma non commettiamo l'errore di pensare che un problema complesso come la sicurezza delle persone possa essere ridotto alla produzione automatica di una risposta.

La prevenzione richiede dati.

Ma richiede anche esperienza.

Richiede procedure.

Ma richiede anche osservazione.

Richiede tecnologia.

Ma richiede soprattutto responsabilità.

Il futuro della sicurezza sarà certamente più tecnologico.

Sono convinto però che, proprio per questo, avrà ancora più bisogno di professionisti competenti.

Non professionisti che competono con l'Intelligenza Artificiale.

Professionisti capaci di governarla.

Innovazione significa anche confronto

Nessuno possiede oggi tutte le risposte su come l'Intelligenza Artificiale cambierà la sicurezza sul lavoro.

Ed è proprio questo a rendere il momento interessante.

RSPP, ASPP, medici competenti, ingegneri, tecnici, formatori, consulenti, ricercatori e imprese possono contribuire a costruire questo nuovo modello.

Sardegna Sicura nasce anche come rete di competenze.

Per questo il confronto è aperto ai professionisti che condividono una visione della prevenzione fondata su competenza, collaborazione e innovazione.

La sicurezza del futuro non si costruirà scegliendo tra uomo e tecnologia.

Si costruirà imparando a utilizzare meglio entrambi.


Scheda autore


Giancarlo D'Andrea  sociologo e Direttore di 626 School. Proveniente da una multinazionale dell'automobile , ha maturate una solida esperienza sindacale .Opera professionalmente nel campo della formazione e della consulenza alle imprese dal 1994 e ha maturato esperienza come RSPP e formatore per la sicurezza sul lavoro. Autore di numerose pubblicazioni tecnico-scientifiche tra le quali ricordo " Asseverazione del modello organizzativo per la sicurezza " ( EPC Editore ) , "i Modelli 231" ( Wolters Kluver ) e " Mobbing : il lato ocuro della sicurezza "." Sicuri senza glutine "


626 School opera dal 2006 nella consulenza e formazione in materia di sicurezza sul lavoro e sicurezza alimentare.




La trilogia sulla sicurezza del futuro

Tre riflessioni di Giancarlo D'Andrea su come sta cambiando la prevenzione nelle imprese: dall'integrazione delle competenze all'Intelligenza Artificiale, fino a un nuovo modello organizzativo della sicurezza.


1. Dalla sicurezza obbligatoria alla sicurezza integrata: perché le imprese hanno bisogno di un nuovo modello di prevenzioneEsperienza, organizzazione e superamento della gestione frammentata di DVR, RSPP, formazione e HACCP.👉 Leggi il primo articolo su 626school.it


2. L'Intelligenza Artificiale cambierà la sicurezza sul lavoro. Ma non sostituirà il professionistaCome AI, dati e automazione possono cambiare il lavoro di RSPP e consulenti senza sostituire esperienza, responsabilità e giudizio professionale.👉 Leggi il secondo articolo su Sardegna Sicura


3. S.I.P. – Sistema Integrato di Prevenzione: una proposta per ripensare la sicurezza nelle PMIDalla riflessione alla proposta: un modello nel quale competenze, organizzazione, prevenzione e tecnologia lavorano intorno alla stessa impresa.👉 Leggi il terzo articolo su corsidiformazioneinsardegna

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